1. Non esiste una soluzione unica per tutti: occorre personalizzare le pratiche di lavoro a distanza

“Prima di tutto, le persone sono psicologicamente diverse”, dice Thompson. “Alcune persone sono più produttive, e più sane psicologicamente, quando lavorano in remoto”. Altre persone, invece, lotterebbero con la solitudine e la disconnessione lavorando a distanza, con conseguenze negative sia a livello personale che professionale.

Oltre alle caratteristiche delle persone, diversi lavori si prestano a diverse quantità di tempo a distanza o in presenza. Una persona che lavora come IT potrebbe non avere nessuna ragione pratica per andare in ufficio, mentre un’altra persona che gestisce i conti e le relazioni con i clienti per una grande banca deve essere presente almeno 3 giorni a settimana. È interessante notare, però, che entrambe hanno recentemente espresso il desiderio di un orario ibrido, anche se in proporzioni diverse. L’IT vuole andare in ufficio una o due volte a settimana per mettersi in pari e uscire di casa, mentre l’account manager vuole lavorare da casa una volta a settimana in modo da potersi occupare delle e-mail e dei rapporti di vendita senza essere interrotto, rompere la monotonia del pendolarismo quotidiano e forse programmare un allenamento in palestra a  mezzogiorno.

Infine, l’atteggiamento di un dipendente verso il lavoro a distanza cambierà a seconda del punto in cui si trova nella sua carriera e nella sua vita. Qualcuno che ha appena iniziato la sua carriera o in un’azienda potrebbe desiderare più tempo di persona. “Senza conversazioni nei corridoi, incontri casuali e chiacchiere davanti a un caffè”, dice Hannah McConnaughey, Product Marketing Manager di Microsoft, “è difficile sentirsi in contatto anche con il team, e ancor meno costruire connessioni significative in tutta l’azienda”. Dall’altra parte dello spettro, molti neo-genitori vorrebbero più flessibilità, e offrirla potrebbe fare la differenza tra il vederli sotto stress o organizzare il lavoro in maniera più equilibrata.

Concentratevi allora sulle persone – e create una politica basata su questo:

Come stanno le persone e di cosa hanno bisogno? Chi sarà in grado di lavorare in remoto e chi dovrà venire in ufficio? Quanto spesso? Come possiamo sfruttare il lavoro a distanza per prenderci cura del benessere emotivo dei dipendenti?

I leader devono avere l’empatia e le competenze di intelligenza emotiva necessarie per porsi queste domande e creare pratiche che corrispondano alle esigenze dei team.

2. Attenzione ai silos: dare la priorità alla collaborazione anche da remoto

Una scoperta interessante nel Work Trends Report di Microsoft riguarda l’impatto del lavoro a distanza sul modo in cui comunichiamo. In breve, il passaggio al remoto ha ridotto le nostre reti relazionali. Mentre la comunicazione totale è rimasta la stessa, i silos si sono delineati maggiormente. I team hanno parlato di più tra di loro, ma molto meno con gli altri team dell’organizzazione. Questo potrebbe, naturalmente, avere conseguenze negative. “Quando si perdono le connessioni, si smette di innovare”, dice la dottoressa Nancy Baym, Senior Principal Researcher di Microsoft, “È più difficile per le nuove idee entrare in circolo. I leader devono cercare modi per promuovere il capitale sociale, la collaborazione tra i team e la condivisione spontanea delle idee che ha guidato l’innovazione sul posto di lavoro per decenni”.

Come leader, chiedetevi: Per coloro che stanno a distanza a tempo pieno o part-time, è una priorità comunicare con le persone al di fuori del proprio team immediato? Come lo incoraggerete?

3. La vulnerabilità va condivisa: sfruttare l’autenticità del lavoro da casa

Mentre la ricerca Microsoft ha rivelato un approfondimento dei silos, ha anche scoperto che il lavoro a distanza ha aumentato l’autenticità delle interazioni del team. Con animali domestici, bambini e le case delle persone improvvisamente su Zoom, i dipendenti sono diventati… persone. “Prima della pandemia, abbiamo incoraggiato le persone a “portare se stesse al lavoro”, ma era difficile metterle veramente in grado di farlo”, dice Jared Spataro, CVP di Microsoft 365. “La vulnerabilità condivisa di questo periodo ci ha dato un’enorme opportunità per portare autenticità reale alla cultura aziendale e trasformare il lavoro in meglio”.

Remoto o di persona? Questa è la domanda sbagliata

Si è tentati di pensare a questo dibattito come a una dicotomia. O lavoriamo di persona, o lavoriamo a distanza. Stiamo tornando al modo in cui le cose erano, o stiamo facendo tutto su Zoom. Ma questo è un modo inefficace di pensare alla questione. Un’opportunità unica nella vita è per i dipendenti avere più bisogni soddisfatti e un’opportunità altrettanto entusiasmante per le organizzazioni è quella di avere una forza lavoro pienamente impegnata e ingaggiata come mai prima, con implicazioni positive per la produttività.

Abbiamo l’opportunità di creare un posto di lavoro ancora migliore, che ci permetta di essere più connessi l’uno con l’altro, trovare più equilibrio tra lavoro e casa, e far progredire l’uguaglianza – e che alla fine porterà ad una maggiore innovazione e migliori risultati di business. Praticare l’empatia e l’intelligenza emotiva non è solo la cosa giusta da fare. È un bene anche per gli affari.

Ilaria Iseppato, Program Manager EQ Biz

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