Non so se vi siete mai imbattuti, tra le iniziative per la diffusione dell’intelligenza emotiva nel mondo a cura di Six Seconds, in quella periodica (trimestrale o quadrimestrale) chiamata EQ Café.

Si tratta di laboratori molto dinamici e ludici in cui vengono affrontate tematiche di vario genere: dalla collaborazione ai talenti, dalla gestione dell’ansia al navigare l’incertezza e così via. L’inizio del 2022 è caratterizzato dal tema dell’Empatia e dei Conflitti (un argomento quasi profetico purtroppo). Il desiderio di declinare queste attività in azienda, rispettando i tempi di produzione e favorendo un assorbimento lento e continuo delle dinamiche proposte, mi ha portato a sperimentare una formula differente rispetto a quella tradizionalmente proposta come Network Leader: l’ho chiamata “Chicchi di Café”.

La struttura è presto detta: ho scomposto il flusso dell’EQ Café in quelle che mia moglie (che vive immersa nel contesto scolastico) chiamerebbe unità didattiche. Per chi ha la certificazione Six Seconds Facilitator, si tratta di guardare il processo non più dal punto di vista del macro-schema Motivare, Attivare, Riflettere, bensì di entrare in ciascuna sessione del flusso M.A.R. (seguito dall’EQ Café) e ricostruire lì un nuovo M.A.R. quasi per ogni slide, cioè per ogni esercizio proposto.

Il risultato è una sequenza di 5-6 appuntamenti quotidiani da 20 minuti circa in cui le persone del mio team si allenano ad usare l’EQ sul tema proposto: noi lo facciamo durante i Good Morning, una attivazione mattutina su Zoom tra le 9 e le 9,20 ogni giorno, ma potrebbe essere agganciata alla pausa pranzo o alla chiusura della giornata. Il punto è che sgranando i chicchi di caffè, si accendono in azienda conversazioni nuove, cioè il punto di partenza per una cultura di collaborazione e non di controllo, in cui le persone si confrontano alla pari e non gerarchicamente su questi argomenti.

Spesso queste conversazioni esulano dal contesto professionale (per esempio, il video di Joshua Freedman, CEO Six Seconds, sui figli e i compiti di matematica ha acceso le frustrazioni di molti tra coloro che vivono l’esperienza genitoriale); altre volte l’aggancio con le esperienze del momento appena vissute in ufficio è immediato.

“Mi rendo conto che ogni volta che devo collaborare con quella persona mi va il sangue al cervello ed entro in automatico in modalità combattimento. Però proprio non mi viene da essere empatica.”

Cito questa frase, per chiarire che malauguratamente non c’è un effetto taumaturgico immediato e l’ufficio non si trasforma nella famiglia del Mulino Bianco. Anzi, talvolta i conflitti persino si inaspriscono, perché ovviamente entrando in contatto con livelli più profondi e delicati, all’inizio se esistono frizioni, pregiudizi, esperienze negative pregresse… lo scontro rimane dietro l’angolo, pronto ad esplodere.

Ma ne vale la pena: quell’acredine sopita è comunque un elemento di tossicità che rallenta e mina l’efficacia produttiva. Può non essere sempre piacevole o leggero, ma in tre anni che conduco questa esperienza nella mia Agenzia, ho l’impressione che si vedano molti frutti e l’assunzione dei Chicchi di Café (introdotta ormai da circa 6 mesi) risponda a quel bisogno di procedere passo dopo passo, senza fretta, sorseggiandolo lentamente.

Il risveglio è più lento, ma migliore.

Ma quando non proponi i Chicchi di Cafè, cosa fate nel Good Morning? Questo è un tema per un prossimo appuntamento in cui esplorare insieme le diverse modalità della comunicazione interna vissute attraverso questi micro incontri quotidiani. Restate in ascolto e intanto… provate anche voi!

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