La trasformazione digitale ha impattato tutto e tutti e l’epidemia legata al COVID-19 ha dato una accelerazione profonda alla chiusura del gap tra potenzialità tecnologiche e comportamenti delle persone. Se immaginiamo semplificando la storia dello sviluppo delle prime e delle seconde nel tempo come due rette queste si inseguono ed è più avanti quella tech: le persone resistono, si adattano lentamente, a volte rifiutano le nuove tecnologie.

Oggi anche il più riottoso amante della telefonata one-to-one ha ceduto almeno una volta ad una zoom call con gli amici. Giusto per fare un esempio piccolo piccolo di un fenomeno di vasta, vastissima scala. Il futuro è sempre più digital e sarà sempre più basato su automazione ed intelligenze artificiali. Che ci piaccia o no. Ci sono gli entusiasti ovviamente, ma anche chi si preoccupa. In particolare ci si chiede se queste tecnologie sempre più evolute possano sostituire un giorno l’uomo in tutto e per tutto.
Josef Nierling in un intervento su Forbes affronta il tema risolvendolo in questo modo:
Josef Nierling in un intervento su Forbes affronta il tema risolvendolo in questo modo:
“Rischiamo allora di diventare inutili? Vi do una buona notizia: l’accelerazione al cambiamento data dalle nuove tecnologie, l’avere a disposizione nuovi strumenti per la guida strategica delle nostre aziende richiede ancora di più la guida della persona, e la sua intelligenza emotiva.
Perché, l’unico modo per implementare una strategia è fare leva sulle persone: devi comunicare, persuadere, ascoltare, dialogare, motivare alla realizzazione della tua visione. E queste sono le skill del leader di successo, proprio queste sono insostituibili da un software.
Dobbiamo affinare le nostre capacità di gestire, influenzare, relazionarci con gli altri: la persona lo può fare meglio di qualunque smart technology.
Insomma, ha ancora senso parlare di emotional intelligence in un’epoca di artificial intelligence.”
(Tratto da Perché ha senso parlare di emotional intelligence in un’epoca di artificial intelligence – Josef Nierling – Forbes).
Insomma non importa quali sono gli strumenti tecnologici usati…le persone dovranno e vorranno continuare a collaborare, prendere decisioni, risolvere problemi. E forse saranno problemi più complessi perché a quelli semplici penseranno le intelligenze artificiali e gli algoritmi. Estremizzando ed entrando in una fantascienza possibile (ma ancora remota) liberarsi da tutta una serie di impieghi e lavori libererà il potenziale umano che dovrà confrontarsi con se stesso, uscire dalle rotaie dell’abitudine e capire cosa vuole veramente e che valore restituire al mondo. Essere intenzionali, avere un senso di scopo, essere creativi ed affrontare problemi sempre più complessi, comunicare con efficacia, motivare, motivarsi, cercare il benessere…potranno essere le preoccupazioni principali delle persone dentro e fuori dalle organizzazioni.
Se la tecnologia farà bene il suo lavoro e se le persone faranno bene il loro, ovvero di investire sulla propria intelligenza emotiva, il futuro non sembra affatto male. E non ci sarà più spazio nelle organizzazioni per leader fatti solo di esperienza tecnica e procedure…serviranno leader invece capaci di far leva anche sugli aspetti chiamati impropriamente “soft”, che morbidi non sono per nulla. Da alcune ultime ricerche, circa il 70% dei problemi in azienda è legato a dinamiche emotivo relazionali. Questo significa che l’aumento della performance non passa esclusivamente da un intervento sui processi e/o su ciò che viene considerato “hard”, ma passa soprattutto da una migliore gestione delle nostre emozioni. E questo fa sì che performance e benessere si prendano a braccetto e seguano la stessa strada.
Crescita e Innovazione

La capacità di fare innovazione, risolvere i problemi ed applicare la creatività in tutto quello che facciamo è oggi fondamentale sia per la sopravvivenza delle organizzazioni sia per creare un mondo ed un futuro migliori.

