Luisa Spagnoli era la geniale imprenditrice dietro la pasticceria “La Perugina”. Dice la leggenda di come nel 1922, durante una notte insonne in un periodo di grande crisi economica, fosse andata al laboratorio e che qui avesse notato quante nocciole difettose venissero scartate e gettate via. E allora decise di impastarle con la pasta gianduia, e facendo un po’ di esperimenti finì per metterci una nocciola intera sopra e ricoprire tutto di fondente. Una buona idea per eliminare gli sprechi. Questi strani cioccolatini dalla forma bizzarra assomigliavano ad un pugno chiuso con una nocca (la nocciola) piuttosto sporgente… ricordavano dei pugni chiusi e Luisa provò a chiamarli “cazzotti”. Nome simpatico ma… il giorno dopo non li comprò nessuno. Fu Giovanni Buitoni (AD della Perugina e presidente della Buitoni) a pensare che forse il nome più adatto potesse essere “baci”… I cioccolatini si regalavano ed effettivamente era meglio regalare “baci” che “cazzotti”. Da lì il grande successo che dura ancora oggi.

Cosa ci racconta questa storia? Quali attitudini mette in luce?
Be la prima è che il nostro cervello si abitua alla realtà di tutti i giorni e fatica a metterla in discussione. In pasticceria si usavano le nocciole belle e gli scarti si buttavano, questo era lo spirito del tempo. Vedere gli scarti come opportunità per un cioccolatino più economico è stata una classica illuminazione che non è tanto inventare qualcosa, ma la capacità di guardare le cose di tutti i giorni con occhi diversi. L’attitudine da allenare quindi è proprio quella di continuare a chiedersi “e se…” riguardo a tutte le cose che diamo per scontate…ed ecco che la capacità di farci, e fare domande potenti diventa un prerequisito per la creatività.
La seconda attitudine che mette in luce è la capacità di tollerare l’errore e procedere per miglioramenti continui senza aspettarsi la perfezione al primo colpo. Se dopo la prima vendita fallimentare di “cazzotti” l’imprenditrice li avesse tolti dal mercato, chissà cosa avremmo regalato oggi a San Valentino (per chi la festeggia ovviamente). Invece sbagliare, aggiustare il tiro e riprovarci sono competenze fondamentali per fare innovazione di prodotto. Si chiama anche “fast prototyping”, soprattutto nella Silicon Valley, anche se di sicuro all’epoca in Italia nessuno lo chiamava così… era solo il normale talento fatto di determinazione e tolleranza del rischio degli imprenditori del passato.

In questa bella storia del passato vediamo in azione questi talenti, che oggi possiamo misurare: immaginazione, adattabilità, resilienza, tolleranza al rischio. Ed un po’ di amore (sarà un caso che tra la Spagnoli e il Buitoni nascesse qualcosa? Coincidenze? Io non credo).

Paolo Mazzaglia, Active Member EQ Biz

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