L’espressione “società ad alto contenuto tecnologico” con cui spesso sentiamo definire la nostra società, pone l’accento sullo sviluppo e sul progresso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e sul loro ruolo centrale nella nostra contemporaneità. Sappiamo bene come l’evoluzione tecnologica abbia comportato l’automatizzazione e la digitalizzazione del lavoro, di conseguenza risulta sempre più rilevante oggi affrontare il tema del Digital Divide e del come fare affinché esso possa per le imprese divenire valore aggiunto in termini di inclusione e di valorizzazione delle diversità.

Proprio questo argomento è stato il focus di uno dei workshops organizzati via web dal Gruppo AIDP Inclusion, per l’edizione Global Inclusion 2020-2021 tenutasi a settembre, nei giorni 10 e 11. Evento che ha visto incontrarsi esperti di vari settori, dal mondo aziendale a quello accademico, riuniti con l’obiettivo sfidante di individuare principi guida e nuove modalità di vivere l’impresa, alla luce dei concetti di inclusione e di equità. “Superare il Digital Divide con Motivazione ed Intelligenza Emotiva” è il titolo dell’incontro al quale abbiamo partecipato e da cui emerge l’evidenza che per affrontare il Digital Divide generazionale occorra puntare su un cambiamento trasformativo della cultura organizzativa. Ciò può voler dire introdurre nuove metodologie di approccio e gestione delle dinamiche relazionali come la Gamification dei processi, il riconoscimento di un modello di Umanesimo Digitale che pur considerando le opportunità offerte dalla tecnologia, recupera la centralità dell’uomo, il suo benessere i suoi bisogni attuali e futuri. E’ emersa dall’incontro altresì l’evidenza di abbandonare il concetto di leadership autoritaria verso modalità operative basate sull’attribuzione di responsabilità, sulla relazionalità e trasparenza. E’ stata riconosciuta la necessità di fortificare il coinvolgimento, la motivazione stessa al lavoro e la ricerca del suo senso, domanda a cui lo scambio intergenerazionale di integrazione tra la conoscenza tacita e l’esperienza del lavoratore senior con la conoscenza più esplicita e formale del giovane, può fornire risposta. Tematiche attuali complesse e possibili da sfidare in modo emotivamente intelligente.

Proprio in merito all’Intelligenza Emotiva è intervenuto Lorenzo Fariselli, Direttore di Six Seconds Italia, evidenziando quanto sarebbe importante in termini di inclusione e di cambiamento, poterla inserire in modo strutturato e sistematico all’interno dei processi aziendali. Lorenzo ha spiegato che la prima sfida da compiere è imparare a trattare le emozioni come alleate e viverle per quello che sono: informazioni che ci aiutano nei processi decisionali. Avere Intelligenza Emotiva significa infatti saper mettere insieme in un dialogo costante i nostri pensieri e le nostre emozioni, in modo da prendere decisioni più efficaci e più sostenibili nel tempo. Nel momento in cui dobbiamo fare delle scelte ci troviamo di fronte ad un bivio: prestare o meno ascolto alla dimensione emozionale. Se riconosciamo questa dimensione e facciamo emergere il nostro sentire, abbiamo dei dati in più sui quali ragionare per poter poi scegliere; se la ignoriamo, ci facciamo invece trasportare dal flusso della reazione istintiva. Sarà solo nel primo caso che avremo a che fare con scelte intenzionali che riguardano il nostro futuro. Riconoscere le emozioni è quindi molto importante, tanto che da ben 4 anni il World Economic Forum inserisce l’IE tra le 10 competenze chiave da possedere in azienda. Parlando di un futuro aziendale orientato all’inclusione, Lorenzo ha sottolineato la necessità di creare una cultura adatta a tale scopo e sostiene che per trasformare la cultura organizzativa non bastano le singole iniziative dei piani formativi che l’organizzazione mette in atto, ma che è fondamentale l’ambiente in cui esse sono inserite. La chiave del cambiamento culturale è l’intima accettazione da parte del dipendente che uno specifico principio, ad esempio l’inclusione, sia da perseguire perché nobile e non perché trattasi di una iniziativa che “forza” l’agire di un comportamento virtuoso. Si tratta quindi di creare un ambiente in cui le persone assumono intimamente il valore di essere emotivamente intelligenti e si relazionano secondo tale competenza. Alla domanda su come si può gestire e allenare l’Intelligenza Emotiva lavorando in rete, Lorenzo ha risposto in modo estremamente chiaro, che il problema non è tanto il remote working, ma la cultura manageriale. Considerando infatti quanto abbiamo detto precedentemente, se la cultura manageriale è all’insegna dell’empatia e del dialogo e se il people management è orientato alla centralità della persona, sarà facile per le risorse adattarsi ai cambi di scenario, poiché intimamente pronte. Non ci sarà alcuna differenza tra il relazionarsi in contesti reali o virtuali. Proprio per questo, in conclusione, Lorenzo ritiene di essere fermamente convinto che la maturità emotiva delle linee manageriali sia la chiave per una cultura organizzativa orientata all’inclusione e sia essenziale per fare qualcosa di concreto contro le disuguaglianze determinate da Digital Divide ed Aging. Occorre agire per trasformare le organizzazioni in palestre di Intelligenza Emotiva. E tu sei pronto per far sì che questo accada?