Un commento all’articolo “Solo il 4% degli italiani si sente coinvolto nel proprio lavoro: ultimi nel mondo” di Riccarda Zezza, pubblicato il 17 Giugno 2022 su Alley Oop Il Sole 24 Ore

Un articolo che fa riflettere. E parecchio.
Parto dalla chiosa molto forte di Riccarda Zezza, che parlando di tutti noi come lavoratori dice “E, in cambio, diamo meno che possiamo, ce ne stiamo ai margini: forse chissà, vorremmo proprio diventare invisibili“. Io non so se al lavoro diamo meno che possiamo, cioè l’esatta antitesi di dare il massimo, ma sicuramente non diamo quello che potremmo dare e probabilmente facciamo così perchè mediamente non ne vediamo il senso! Ma andiamo per ordine snocciolando alcuni dati che questo interessantissimo articolo riporta:
- un lavoratore italiano su tre oggi prova tristezza. Al penultimo posto, subito sopra Cipro. Non siamo nella top ten dei più arrabbiati. Siamo al 21° posto dei più arrabbiati in Europa.
- In Italia, a sentirsi nella direzione giusta per la felicità sono solo il 40% delle persone: il 60% invece non vede un potenziale progresso positivo nemmeno in futuro.
- Il 4% di persone risultano essere “coinvolte” nel proprio lavoro, l’Italia occupa la 38° e ultima posizione in Europa e nel mondo, dove la media è del 21%
Dal mio punto di vista, il problema non è la tristezza.
Le emozioni non sono mai un problema ma sono semplici informazioni.
Il problema, come sottolineato dall’autrice dell’articolo, è avere la netta impressione che queste emozioni non siano messe all’interno di un doveroso processo di trasformazione. Servirebbe l’energia della rabbia ma a quanto pare non c’è… e accedere a quella della gioia, nell’ambiente lavorativo, sembra un’utopia.
Oggi, nessuno escluso, ha la possibilità di prendersi un parte di responsabilità per cambiare le cose ma il focus deve essere ben chiaro altrimenti si rischia di lavorare in superficie. Qual è il focus?
Joshua Freedman una volta mi ha detto “il cambiamento avviene a livello emozionale. Se non si lavora sulle emozioni, non si sta lavorando per un cambiamento intenzionale e sostenibile”
Eccolo allora il focus delle aziende per far fiorire le persone al loro interno e trasformare la risorsa umana in PERSONA! Lavorare sul piano emozionale significa padroneggiare sempre meglio quegli strumenti che permetteranno ai singoli di fare amicizia con le emozioni, non giudicarle, essere empatici, definire un purpose ed agire in allineamento ad esso.
A me pensare che il 96% dei lavoratori non si sente coinvolto mi fa male. A voi no?
Occorre creare cultura e dal momento che i risultati non arriveranno in 5 minuti, ho un suggerimento: iniziamo. Ora.
Lorenzo Fariselli, Direttore Six Seconds Italia e EQ Biz
People Management

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