Il rapporto Carat 2020 sull’Intelligenza Emotiva (IE) dei Brand dice 3 cose semplici, ma potenti, non solo per chi si occupa di marketing e comunicazione:

1. i Brand con la loro personalità esprimono anche un profilo di Intelligenza Emotiva che viene rilevato dai consumatori;

2. l’IE dei Brand paga economicamente, cioè porta concretamente a risultati migliori in termini di reputation, di fidelizzazione e, soprattutto, di profitto;

3. l’IE non è un concetto astratto, ma una competenza misurabile, anche per i brand.

Perché dovrebbe interessarci? Per almeno due motivi.

Primo, perché la personalità del brand è qualcosa che viene interamente costruita ed “educata” dalle persone che si occupano di quel brand: un brand con un alto livello di Intelligenza Emotiva richiede un team e un’azienda con competenze IE sviluppate e costantemente allenate. Una evidente incoerenza tra il racconto che il brand fa di sé e le persone che lo rappresentano, a tutti i livelli, sarebbe facilmente intercettata e produrrebbe una rottura del patto di fiducia con il consumatore.

Se strategicamente voglio posizionare il mio marchio in alto rispetto alle competenze socio-emotive, devo necessariamente guardare alle persone dell’azienda e potrei provare a chiedermi: che cosa sto facendo per far crescere l’Intelligenza Emotiva del mio team di marketing e, in generale, dell’intero sistema aziendale?

Secondo,  la misurabilità dell’IE non offre soltanto una restituzione quantitativa, ma anche dei profili qualitativi dati dalla combinazione delle diverse competenze. Six Seconds negli anni ha sviluppato in questo senso uno strumento straordinariamente efficace per semplicità e profondità di lettura: il Brain Brief Profile, che attraverso i suoi 8 stili traccia un interessante identikit di come le competenze emozionali impattino sui processi di azione del cervello.

Anche il “cervello” del brand. Ora, capire come ragiona, come sceglie, come tende a relazionarsi il mio brand, attraverso una rilevazione quantitativa e scientifica è una via che può aiutare a compiere con maggiore accuratezza alcune delle scelte critiche di una strategia di comunicazione: lo stile di influencing (ad esempio: è un brand seduttivo che attrae o un brand argomentativo che vuole persuadere?), il tono di voce che ne deriva, i messaggi chiave….

La buona notizia è che questo approccio è disponibile ed accessibile non solo per i top player del mercato, ma per tutte le aziende che vogliano provare a integrare marketing e intelligenza emotiva in modo rigoroso. Non si tratta infatti di incontrare i nuovi guru del settore, bensì di seguire una metodologia e affinare le proprie competenze, per scoprire come rendere il proprio brand più consapevole, più strategico e più intenzionale.

Ora sai che è possibile diventare maggiormente consapevoli del profilo emozionale del tuo brand: quali benefici potresti avere migliorando le competenze EQ del tuo brand (e del tuo team)?  

Marketing e Comunicazione

Il marketing, la comunicazione e gli eventi che agiscono sulla principale leva decisionale: le emozioni del target

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