A volte le opportunità migliori nascono da incontri occasionali: sono a tavola con un amico appassionato di Michelangelo Buonarroti e discutiamo del suo libro, ma la sua professione è un’altra. Si occupa di enologia, un mondo pieno di poesia quando lo guardi dal punto di vista del consumatore. Un mondo estremamente scientifico quando lo guardi dal punto di vista della produzione: le cantine sono sempre più laboratori in cui dare una risposta alle richieste del mercato di garantire la poesia del vino, stabilizzarla mentre viaggia, eliminarne i difetti e così via.
Dietro a questo mondo c’è una popolazione di tecnici e veri e propri scienziati dell’enologia che si occupano di biotecnologie, di come l’emozione vino sia generata da una sottile e intricata rete di fattori che agiscono sulla nostra chimica della percezione.
Quando le persone che se ne occupano parlano dei loro prodotti emerge tutta la competenza, gli studi approfonditi, le attività di laboratorio: si entra nel mondo scientifico e tecnico e le stesse persone che sono capaci di affascinarti nel racconto di un bicchiere di vino che hanno in mano, rischiano di diventare noiosi professori vecchio stampo, ammalati della sindrome della quantità, estensori del complesso che chiamerei “Siediti che ti spiego…”.

La sfida

Con il mio amico sorridiamo delle innumerevoli volte in cui, durante i meeting per i venditori e i distributori della sua azienda che abbiamo organizzato come Agenzia di Comunicazione ed Eventi, ci siamo trovati con le sue migliori risorse (persone davvero preparate intendiamoci) a discutere sul senso di presentare 151 slide in 40 minuti alle 14.30 del pomeriggio.
Per quanto caffè si siano iniettati in vena gli ascoltatori, per quanto veloce possa andare l’oratore accadranno (e sono accadute) le seguenti cose:

  • la presentazione come minimo occupa il doppio del tempo previsto,
  • la velocità con cui viene approcciata la poderosa quantità di informazione inonda e stupisce la sala per la sua potenza scientifica ma viene compresa e assorbita da una percentuale bassissima di persone (probabilmente quelle che erano già molto preparate sul tema e meno avevano bisogno di ascoltare),
  • la maggioranza chiude progressivamente i canali di apprendimento per stanchezza e per rabbia (possibile che non capisca che così non funziona?).

Ma piano piano ci addentriamo anche nella frustrazione che molte persone estremamente competenti vivono nel non riuscire a trasmettere il loro sapere: grafici, tabelle, dati approfonditi, conferenze e laboratori, ma anche citazioni dei Pink Floyd e umorismo. Eppure la sensazione di un enorme squilibrio tra lo sforzo e l’efficacia rimane evidente. Possiamo farci qualcosa?

Nasce il progetto “PresentActions”

Io sono fresco della mia MasterClass in Messico sull’Intelligenza Emotiva e all’improvviso una linea invisibile si compone nel mio cervello e si uniscono i puntini: ho passato 10 giorni ad approfondire, tra le altre cose, i principi dell’apprendimento di Six Seconds, il più grande network globale per la diffusione dell’intelligenza emotiva nel mondo.
Durante la cena, parliamo di connessione emotiva con il pubblico e di concretezza, di esposizione attiva che coinvolge il pubblico e lo rende protagonista del processo di apprendimento, del principio “Walk is talk”e di Change Map legata alla trasmissione del sapere. E gli butto lì: “Perché non ci incontriamo una mattina un paio d’ore che i tuoi tecnici per una chiacchierata, per attivare la consapevolezza sul tema?”
L’idea prende corpo e si trasforma in una giornata intera di formazione con un gruppo internazionale di 16 tecnici e commerciali del Gruppo Esseco a Sitges: 8 ore di lavoro intenso ripagate da una giornata di sole meraviglioso sul mare (visto purtroppo solo durante i coffee break e il pranzo…).
Il metodo è l’opposto di quello che si aspettano i partecipanti: non c’è un oratore che insegna qualcosa, ma un facilitatore d’aula che attiva consapevolezza e quindi apprendimento sul tema: le dinamiche collaborative per presentazioni tecniche efficaci.
Le chiamo PresentActions, perché sono quelle presentazioni che hanno l’obiettivo di muovere il proprio pubblico ad una azione concreta.

La struttura dell’attività

Il percorso passa attraverso 5 fasi:

  • Consapevolezza che presentare a che fare con l’attivazione dell’apprendimento

  • Riflessione sulle esperienze personali di apprendimento e esplorazione dei 6 principi guida ad esso riferiti
  • Approfondimento del proprio stile con i Brain Style (uno dei report del SEI Assessment di Six Seconds che restituisce una fotografia di come il nostro cervello elabora le informazioni razionali ed emozionali)

  • Laboratorio esperienziale sulla Change Map dell’apprendimento: come vincere la naturale resistenza che ogni cervello ha al cambiamento prodotto dall’introduzione di una nuova informazione? Quali strumenti pratici possiamo attivare Passione,

  • Rilevanza e Memoria per nelle nostre presentazioni?
  • Pronti, partenza… via! Progettare una PresentAction: ogni partecipante aveva portato con sé una presentazione tecnica che avrebbero dovuto affrontare e l’intero pomeriggio è stato dedicato all’esercitazione pratica in gruppi di lavoro.

La sfida è stata vinta con successo e ce ne siamo accorti quando via via le proposte si sono fatte sempre più creative, quando i tecnici improvvisamente liberatisi dell’ansia della performance hanno iniziato a divertirsi nel pensare a come potevano rendere il proprio pubblico parte del processo della presentazione, quando hanno osato togliere qualche contenuto per dare spazio all’ascolto e alla riflessione dei partecipanti, quando hanno usato metafore e non solo tabelle, quando si sono sentiti più leggeri perché anziché vivere il peso di essere degli insegnanti, hanno assaporato la piacevolezza di condividere un sapere e rendere tutti gli altri corresponsabili del proprio apprendimento.